Il 2025 è stato un altro anno che ha messo alla prova il sistema produttivo italiano.
Un anno segnato da incertezze internazionali, rallentamenti economici e trasformazioni profonde.
Eppure, ancora una volta, le imprese hanno dimostrato resilienza, capacità di adattamento e senso di responsabilità.
In particolare, le piccole e medie imprese — cuore dell’economia reale del Paese — hanno continuato a investire, a creare occupazione, a tenere vivi territori e comunità, spesso in condizioni non semplici.
È da qui che vogliamo ripartire.
Con realismo, ma anche con visione.
Il quadro economico resta complesso. La crescita è debole anche se continua, la domanda interna fatica a ripartire come dovrebbe e molti settori produttivi risentono ancora degli effetti cumulati di inflazione, costo dell’energia, tensioni geopolitiche e incertezza normativa.
Ma non siamo di fronte a una fase di immobilismo: siamo dentro una transizione strutturale, che richiede scelte chiare e politiche coerenti.
In questo contesto, la rimodulazione del PNRR rappresenta un passaggio decisivo.
È fondamentale che le risorse europee vengano rese più accessibili alle PMI, con procedure più semplici, tempi certi e una reale capacità di trasformarsi in investimenti produttivi, non in adempimenti burocratici.
Allo stesso modo, la Transizione 5.0 deve diventare uno strumento concreto di competitività e non un’occasione mancata.
Digitalizzazione, innovazione tecnologica ed efficienza energetica sono leve indispensabili, ma devono essere accompagnate da finanziamenti calibrati sulla dimensione reale delle imprese, soprattutto di quelle piccole e medie che rappresentano l’ossatura del nostro sistema economico.
Anche a livello europeo, il tema della politica industriale e della competitività è tornato finalmente al centro del dibattito.
L’Unione Europea ha il dovere di sostenere la produzione, il lavoro e le filiere strategiche, evitando che regole eccessivamente rigide penalizzino le imprese rispetto ai grandi competitor globali.
Servono politiche comuni che difendano il valore del “fare impresa” in Europa, non che lo scoraggino.
In questo scenario di trasformazione, il ruolo delle parti sociali e degli enti bilaterali diventa sempre più centrale.
Gli enti bilaterali, come Ebigen, rappresentano uno strumento concreto di sostegno alle imprese e ai lavoratori: formazione, welfare integrativo, sicurezza, accompagnamento nei momenti di cambiamento.
Sono un esempio di come la collaborazione possa produrre risposte efficaci, vicine ai bisogni reali del mondo del lavoro.
Come Confimea Imprese, continueremo a lavorare con determinazione affinché:
- le politiche economiche siano pensate a misura di PMI;
- l’accesso al credito e agli incentivi sia realmente praticabile;
- la burocrazia non diventi un freno allo sviluppo;
- innovazione e sostenibilità siano opportunità, non ostacoli;
- che la regione più importante al mondo “il Mediterraneo” sia un viatico importante per la delocalizzazione dei prodotti italiani e non una delocalizzazione dei siti produttivi.
Il 2026 dovrà essere l’anno delle scelte strutturali, non degli annunci.
Un anno in cui istituzioni, imprese e rappresentanze sappiano fare sistema, mettendo al centro chi produce, investe e crea lavoro.
A tutte le imprese associate, ai lavoratori, alle famiglie che ogni giorno tengono in piedi l’economia reale del Paese, va il mio ringraziamento più sincero.
Con questo spirito, auguro a tutti un nuovo anno di crescita responsabile, innovazione concreta e sviluppo condiviso.
Confimea Imprese continuerà a essere al vostro fianco, con serietà, competenza e visione.
Roberto Nardella
Presidente Confimea Imprese